Assunta Legnante storia dell’atleta paralimpica nel lancio del peso

Le paralimpiadi di Tokyo 2020 si sono appena concluse e hanno registrato per gli italiani soltanto uno dei tantissimi e innumerevoli successi di quest’anno. Posizionandosi al nono posto del medagliere generale con un totale di 69 medaglie, tra 14 ori, 29 argenti e 26 bronzi.

Un risultato inatteso che ha dimostrato come gli atleti azzurri siano ancora una volta fortissimi e presenti in più discipline.

A festeggiare questi grandi successi ci sarà anche Assunta Legnante, doppia medaglia d’argento nel lancio del peso e del disco, una autentica guerriera che ha saputo fare della sua vita un esempio per moltissime persone.

 

Assunta Legnante

 

Chi è Assunta Legnante

Assunta nasce e cresce a Frattamaggiore, un piccolo comune italiano situato in provincia di Napoli, il 14 maggio del 1978. Oggi rappresenta una campionessa europea, e dopo queste olimpiadi, anche mondiale, nelle discipline indoor del getto del peso, primatista nazionale outdoor e indoor e record mondiale della sua categoria con un risultati pari a 17,32 metri.

La sua carriera sportiva inizia molto presto, allenandosi nei pochi spazi disponibili della sua città e collezionando da subito i primi trofei e le prime medaglie. Figlia di un carabiniere e di una ex giocatrice di pallavolo, si trasferisce nelle Marche, complici gli iniziali successi, per perseguire la sua passione e poterla praticare con maggiori strumenti per la sua formazione professionale.

 

ASSUNTA LEGNANTE atletica

 

La malattia di Assunta e il coraggio di reinventarsi

Ormai diventata un’affermata atleta, ottiene il diritto di partecipare ai Giochi Olimpici di Atene nel 2004, ma in seguito a una visita di un oculista del CONI, le viene negata l’idoneità fisica a causa di un innalzamento della pressione intraoculare. Assunta Legnante combatte infatti fin da bambina con un glaucoma congenito che è peggiorato di anno in anno.

La volta successiva, all’evento sportivo più importante al mondo, stavolta a Pechino 2008, riesce a prendere parte ai giochi senza però portare a causa alcuna medaglia, una sconfitta che per un po’ le fece pensare anche a un vero e proprio ritiro.

Dal 2009 però, il glaucoma che da anni la accompagnava precipita molto velocemente con la diagnosi definitiva di cecità nel 2012, a soli 34 anni.

Ma Assunta, soprannominata Cannoncino per la potenza delle sue braccia, decide di non arrendersi. Intenzionata a non mollare la carriera sportiva già ricca di successi, riesce a ottenere il pass olimpico per le Paralimpiadi di Londra dove vince il più nobile del metallo, una medaglia d’oro nel lancio del peso.

La qualificazione è avvenuta in seguito ai campionati italiani assoluti paralimpici di atletica leggera, una circostanza in cui batte, non una, ma due volte, il record del mondo del getto del peso (categoria F 11-12) con due lanci da 13,24 e 13,27 metri.

Prima di arrivare a Londra, la giovane atleta italiana ha la possibilità di migliorare il suo stesso record fino a raggiungere un traguardo di 15,89 metri ad Ascoli Piceno. Si tratta di numeri invidiabili da tutte le sue colleghe e che rappresentano l’ennesima dimostrazione della grandezza di Assunta Legnante.

 

Assunta Legnante

 

I traguardi di Assunta Legnante, una vita oltre al buio

Da quando il cannoncino italiano ha avuto accesso alle paralimpiadi di Londra del 2012, Assunta Legnante non si è mai fermata e ha collezionato anno dopo anno una serie di successi che hanno arricchito il suo palmares e l’hanno consacrata come una delle migliori atlete italiane e di tutto il mondo nelle sue discipline.

Dopo l’oro olimpico, decide di dedicarsi anche alla disciplina di lancio del disco, appresa poco prima del peggioramento della sua malattia- Detiene il record mondiale del peso dal 2014 con un risultato di 17,32 metri e dal 2019 il record europeo del disco, entrando poi anche nelle classifiche del lancio del giavellotto, attività che ha successivamente abbandonato per concentrarsi maggiormente sulle prime due menzionate.

Presente nuovamente alle paralimpiadi di Rio de Jainero del 2016, riesce anche in quel caso a ottenere una medaglia d’oro nel lancio del peso.

 

L’esperienza di Assunta Legnante a Tokyio 2021

Oggi, reduce dall’esperienza di Tokyo, accompagnata come sempre dalla sua solita e amatissima mascherina portafortuna dell’Uomo Tigre a coprirle gli occhi, scelta da lei e dai suoi fan, Assunta Legnante torna a casa con ben due medaglie d’argento, una per il getto del peso F12 con un lancio di 14,62 metri e una nel lancio del disco F11 con lo straordinario numero di 40,25 metri che le fa ottenere di diritto il nuovo record europeo.

Il cannoncino ha saputo dimostrare ancora una volta la sua potenza e la sua bravura nelle discipline che l’hanno formata e che le hanno regalato tutte le soddisfazioni che nel corso della vita ha meritato con grande orgoglio e talento. Nonostante l’amarezza per non essere riuscita a portare a casa un altro oro, Assunta ha consacrato il suo posto nel mondo dello sport e della paralimpiadi in rappresentanza di tutta l’Italia.

 

Assunta Legnante

 

Le onorificenze di Assunta Legnante e la speranza di nuovi obiettivi

Accanto alla carriera sportiva, Assunta Legnante ha ottenuto tre Collari d’oro per meriti sportivi e la carica di Commendatore al merito della Repubblica Italiana.

Oggi la sua attività di sensibilizzazione è molto presente. Assunta ha continuato ad allenarsi anche durante le restrizioni causate dalla pandemia e la speranza è quella di vederla ai prossimi giochi paralimpici di Parigi 2024 e forse, se lo vorrà, anche a Los Angeles 2028, quando avrà l’occasione di festeggiare in campo il suo mezzo secolo di vita, con l’augurio che possa continuare a collezionare una serie di successi che la attendono e nella quale imprimerà la sua firma per sempre.

Assunta è un esempio, la dimostrazione di come bisogna saper reagire a tutti i cambiamenti che all’improvviso possono rivoluzionaria l’intera esistenza di una persona. Una forza e un modello che continuano a far sognare milioni di italiani e che con lei continueranno ancora fino alla fine della sua carriera sportiva.

 

 

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