Il mondo di Simona Atzori tra arte, danza e pittura

Simona Atzori è nata a Milano il 18 Giugno 1974, artista, pittrice e ballerina, ma soprattutto donna straordinaria nota al grande pubblico per le sue numerose mostre nelle principali città italiane e anche all’estero e per il suo amore verso la danza.

I talenti che coltiva sin da quando era bambina e che le hanno consentito di rispondere alle insidie della vita ponendosi come un esempio eccezionale di forza di volontà e coraggio nel non arrendersi mai.

 

Il mondo di Simona Atzori tra arte, danza e pittura

 

Biografia di Simona Atzori

Simona Atzori nasce a Milano il 18 Giugno del 1974 da genitori entrambi di origini sarde e attualmente è residente nel comune di Gerenzano.
Pur essendo nata senza arti superiori a causa di una malformazione congenita, ciò non le hai mai impedito di vivere appieno la propria vita e d’inseguire a perdifiato i suoi sogni fino a renderli possibili.

L’amore per l’arte, e in particolar modo per la pittura, sboccia precocemente in Simona che infatti già all’età di 4 anni inizia a dipingere i primi schizzi solamente grazie all’ausilio dei piedi.

La formazione completamente autodidatta unitamente alla sua forza d’animo derivante dalla consapevolezza della propria condizione che però non sfociava mai in rassegnazione, ma anzi in maggiore spinta propositiva.

Le hanno sempre consentito un approccio alle materie artistiche quel tocco di lucida follia personale che in futuro l’avrebbero portata a essere la professionista stimata che è ora.

Non solo la pittura però, anche la danza si apprestava a entrare nella vita di Simona e appena due anni dopo, all’età di 6 anni, inizia a seguire i primi corsi di danza classica. Grazie a questa disciplina che l’appassiona e tramite cui riesce letteralmente a far volare il suo corpo con quelle stesse ali e quella stessa leggerezza che era già possibile riscontare nelle sue produzioni pittoriche.

Come sempre accade nella vita ci sono degli istanti in cui il fato, il destino, o semplicemente la casualità, comunque figlia di un approccio propositivo alla vita, fanno sì che due grandi personalità possano sfiorarsi e specchiandosi nel talento comune riconoscersi fino ad arricchire reciprocamente le proprie esistenze.

Il suo talento così viene scoperto dall’esimio autore e pittore Mario Barzon che ne intravede immediatamente la grandezza e la sostiene nell’intero percorso di crescita artistica.

Talento che viene ammirato anche da realtà di notevole importanza, come l’Associazione globale degli artisti che dipingono servendosi di bocca o piedi.

Nel 1983 invitano ufficialmente Simona, allora appena una bambina di 9 anni, a entrare a far parte dell’associazione per condividere la sua arte e soprattutto la sua esperienza di vita.

Simona Atzori intanto cresce, è ormai una giovane donna fiera e consapevole delle sue qualità umane e artistiche quando nel 1992 partecipa attivamente come autrice a una mostra internazionale promossa dall’Associazione e tenutasi a Palazzo Ruspoli nel Marzo dello stesso anno.

Sebbene ancora giovanissima, i suoi lavori riscontrano un notevole successo non solo tra i vari intenditori ed esperti, ma anche presso il vasto pubblico che ne apprezza l’audacia del tratto e l’innegabile potenza espressiva.

Ogni linea di disegno riesce a sprigionare, quasi come se l’intera anima di Simona fosse contenuta in ognuna delle sue opere e non aspettasse altro che esplodere con tutta la sua forza per essere accolta da chiunque avesse l’occasione di soffermarsi a guardarle lasciando così negli occhi il ricordo di un’esperienza indimenticabile.

Se i primi successi risultarono giustamente gratificanti per Simona Atzori, nulla però fu al confronto della gioia provata quando le venne comunicato che era stata ammessa a un’udienza privata presso il Vaticano al cospetto del Santo Padre, l’allora Papa Giovanni Paolo II.

Fu proprio in quell’evento che ebbe modo di regalare a sua santità un ritratto personale molto apprezzato, tanto che persino il settimanale Famiglia Cristiana pubblicò un articolo al riguardo.

La strada su cui ormai si era incamminata Simona era chiara e illuminata dalla luce di una profonda consapevolezza. Così nel 1996 decide di seguire totalmente le proprie inclinazioni naturali e le proprie passioni iscrivendosi nell’autunno dello stesso anno alla facoltà di Visual Arts della prestigiosa University of Western in Canada dove consegue la laurea con lode nel 2001.
Il mondo di Simona Atzori tra arte danza e pittura

 

La malattia di Simona Atzori

La malformazione congenita che ha colpito Simona Atzori sin dalla nascita prende il nome di focomelia. E’ una patologia che colpisce il nascituro in modo tale che presenti degli arti inferiori e/o superiori assenti o in alcuni casi solo parzialmente sviluppati, nel caso specifico di Simona si è manifestata in quelli superiori.

L’aspetto fondamentale di cui tener conto, però, è che questa patologia per Simona non ha mai rappresentato un limite, piuttosto un trampolino che ha saputo sfruttare con tutta la sua forza e che le ha consentito di volteggiare e danzare con la vita allo stesso modo con cui balla sul palcoscenico.

Oltre alla sua innegabile volontà, un ruolo fondamentale lo hanno rivestito anche i genitori che come ha raccontato Simona stessa la hanno sempre ricoperta di tutto l’amore che possedevano incoraggiandola senza sosta a seguire i suoi sogni e le sue aspirazioni.

In una recente intervista Simona Atzori ha raccontato anche con quella tipica leggerezza che possiedono le personalità più grandi alcuni aneddoti simpatici sulla sua nascita.

Ad esempio, ha riferito come sia nata in un’epoca in cui l’ecografia non era esattamente un esame ancora pienamente in uso e dal momento che la madre aveva avuto delle gravidanze difficili e sfortunate fino ad allora, al terzo tentativo finalmente una nuova vita vide la luce, si trattava della sorella alla quale venne messo il nome Gioia come un autentico inno all’esistenza.

Se la sorella era Gioia, Simona molto scherzosamente veniva chiamata in contrapposizione con l’appellativo di Disperazione in virtù del suo carattere sempre fiero, pervicace e orgoglioso.

Sono tutti piccoli aneddoti che restituiscono una realtà familiare in cui l’amore è stato il vero fondamento su cui si sono plasmate queste vite, esistenze che nemmeno la comparsa di una patologia così invalidante è riuscita a intaccare.

Come è solita ripetere spesso Simona in fondo la presenza di un’imperfezione è grave solo se la si considera tale e l’unico limite capace di frenare una vita è quello mentale.
Una consapevolezza simile la si raggiunge solo dopo un’accurata introspezione di sé stessi.

Grazie all’ausilio di un profondo amore familiare che l’ha sempre sostenuta e le ha permesso di diventare ciò che in fondo era destinata a essere: una pittrice, una ballerina, un’artista, ma soprattutto una donna con la D maiuscola.

 

 

I successi di Simona Atzori

La prima esposizione delle sue opere alla mostra internazionale di Palazzo Ruspoli nel 1992 con conseguente udienza privata con il Santo Padre, non è stato che il primo passo di un lungo percorso lastricato di successi che Simona ha saputo percorre non perdendo mai la bussola e godendosi ogni singola tappa.

Un anno prima della sua laurea, ad esempio, nel 2000, anno che nella storia della Chiesa Cattolica ha rivestito un’importanza epocale e storica in virtù del Grande Giubileo, Simona Atzori si è resa protagonista di un evento che di per sé è stato rivoluzionario quanto potente nella sua innovazione: danzare in Chiesa.

 

La passione per danza le dona forza

L’ambientazione e soprattutto l’importanza dell’occasione erano di quelli capaci di far letteralmente tremare anche il più grande degli artisti. Non tralasciando di ricordare poi come le attività coreutiche, e in particolar modo la danza, sino ad allora non avevano mai trovato posto in un luogo che, com’è facile capire, è caratterizzato da un certo clima di rigore e di solennità.

Prima dell’effettivo evento le opinioni comuni erano contrastanti, molti ritenevano la danza uno spettacolo dopotutto eccessivamente frivolo e leggero per poter essere eseguito in una Chiesa, soprattutto durante la celebrazione di un momento storico come Il Giubileo.

L’esecuzione del saggio di danza di Simona però spazzò via immediatamente tutte le reticenze e gli eventuali dubbi, si rese protagonista di una coreografia dalla grande forza d’impatto e venne talmente apprezzata che Simona divenne Ambasciatrice ufficiale per la danza e la sua coreografia finì nella Grande Enciclopedia Multimediale del Vaticano.

Il mondo di Simona Atzori danza

 

Simona Atzori artista che dipinge con i piedi

Intanto la sua arte coreutica continua ad affinarsi e Simona Atzori a mietere successi, siamo nel 2003 quando diventa testimoniale ufficiale del Pescara Dance Festival dove avrà modo di danzare insieme a Marco Pierin, celeberrimo etoille, su una coreografia ideata e realizzata da Paolo Lando.

Pescara però diventa per Simona un ulteriore motivo di felicità quando un premio dedicata all’arte viene intitolato proprio col suo nome dando così vita al premio Atzori che ha visto la stessa Simona come consegnataria ufficiale nelle premiazioni tenutesi nel 2003, 2004 e 2005.

Al fianco della sua passione per la danza c’è quella della pittura e anche questa è stata ricchissima di soddisfazioni e di premi.
Nel concorso di pittura l’Arte di Essere inaugurato dall’università Sapienza di Roma, Simona si aggiudica un secondo posto.

Qualche anno dopo, nell’aprile del 2005, partecipa a una mostra internazionale dell’Associazione di artisti che dipingono ricorrendo alla bocca o ai piedi tenutasi a Shangai, in Cina.

Nell’Ottobre dello stesso anno, con una splendida intuizione, l’allora direttore del quotidiano la Gazzetta dello Sport, Candido Cannavò, pubblica un libro dal titolo inequivocabile “E li chiamano disabili”. Tra le 16 storie di vita riportate compare anche quella di Simona e una sua foto mentre volteggia e danza su un palcoscenico viene impiegata come immagine di copertina.

Il 2006 è l’anno delle Paralimpiadi a Torino e Simona è una delle protagoniste assolute dell’evento con due splendidi saggi di danza eseguiti durante la cerimonia d’apertura.

Nel frattempo la popolarità presso il grande pubblico cresce e Simona Atzori partecipa a due puntate della trasmissione Amore condotta da Raffaella Carrà tra il Marzo e l’Aprile del 2006 ballando sulla coreografia messa a punto da Franco Miseria.

L’8 Aprile Simona viene richiesta come ospite d’onore al Gala della Settimana Internazionale della Danza con coreografia ideata da Paolo Londi e con relativa mostra allestita a Spoleto, presso la Galleria d’Arte Moderna.

Durante la quarta serata del Festival di Sanremo del 2012 si è esibita accompagnata dalle note del violinista David Garrett su coreografia di Daniel Ezralow.

 

Simona Atzori artista che dipinge con i piedi

 

Un aspetto privato e personale di Simona, oltre alla sua arte, è sempre stato quello di possedere una grande capacità empatica e una volontà pedagogica. Questo le ha consentito in ogni fase della sua esistenza di potersi relazionare con tutti quei disabili che magari avevano soltanto bisogno di una fonte d’ispirazione per sciogliere tutti i legacci dei dubbi e delle paure prima di poter sbocciare a nuova vita.

Simona dipinge con maestria e leggerezza e volteggia leggiadra danzando ed è proprio quella scioltezza e vaporosità che ha sempre cercato d’insegnare al prossimo, proponendo la sua esperienza e un approccio alla vita e alle sue problematiche nel modo più positivo possibile perché in fondo come ricorda la stessa Simona “l’imperfezione è soltanto un limite mentale”.

Solo prendendo consapevolezza di questa verità che è possibile danzare, se non sul palcoscenico come Simona, quanto meno con la vita sapendone apprezzare i lati positivi e non permettendo mai che la paura o la tristezza prendano il sopravvento.

 

Simona Atzori una scrittrice motivazionale

Cosa ti manca per essere felice di Simona Atzori

Questi suoi sforzi hanno fatto sì che nel 2011 uscisse il suo libro Cosa ti manca per essere felice?.

Un autentico inno alla vita dedicato a tutti, disabili o meno, che si perdono ogni giorno nel raggiungimento di vani obiettivi perdendo di vista le cose veramente essenziali, quelle che rimangono nei ricordi, dipingono i pensieri e fanno in modo di essere i capisaldi su cui fondare un’esistenza sempre alla ricerca e alla conquista della vera felicità, perché alla fine è solo quello che conta.

Opera a cui seguiranno altri due libri, Dopo di te nel 2014 e La strada nuova: Diventare protagonisti della propria vita nel 2018, testi in cui illustra con una nuova consapevolezza e maturità ulteriori elementi fondamentali e necessari per intraprendere un percorso di rinascita interiore.
Un viaggio alla scoperta del proprio vero io che non preclude affatto la possibilità di cadere, ma che si concentra soprattutto sulla capacità di rialzarsi e di andare avanti.

 

La mentalità di Simona Atzori

In una recente intervista per la trasmissione Oggi è un altro giorno, Simona Atzori ha avuto occasione d’illustrare con dovizia di particolari quelli che sono gli aspetti principali del suo modo di essere e che in fondo possono già evincersi attraverso i suoi dipinti o la sua danza.

“La vita sembra che mi abbia tolto qualcosa ma quando c’è l’amore e la voglia di scoprire meglio il nostro corpo si può solo andare oltre. L’imperfezione è solo un limite mentale” è uno dei passaggi chiave che può aiutare a comprendere meglio le dinamiche che animano Simona e che le hanno consentito di affacciarsi alla vita nonostante l’oggettività della sua patologia che avrebbe potuto toglierle il sorriso se si fosse concentrata solamente su di essa.

Simona non nega il suo handicap, lo accoglie, lo affronta con la stessa forza interiore con cui l’ha sempre sfidato sin da quando era una semplice bambina, da un certo punto di vista se ne fa quasi beffa e mentre danza leggiadra o dipinge con maestria mettendo a nudo i sentimenti che le frullano dentro si rende conto che non esiste disabilità così negativa che possa impedirle e impedire anche a persone che si trovano nelle sue stesse condizioni, pur con handicap differenti, di poter guardare al domani con speranza e con un sorriso luminoso capace di dissipare tutte le ombre della paura.

 

 

Un ulteriore passaggio interessante è quello relativo al suo rapporto con la fede: “Anche per il fatto di essere nata così, mi è stato chiesto spesso se mi fossi mai domandata perché Dio avesse voluto questo per me.

Io posso dire che Dio, in questo modo, mi ha dato tante modalità di comunicare con gli altri. Io lo ringrazio per avermi disegnata esattamente così”

Qui appare con tutta la sua irruenza un altro dei tratti caratteristici di Simona, certamente la sua fede che ad esempio l’ha aiutata a mantenere un senso di stabilità in occasione di eventi nefasti come quello della perdita dell’adorata madre.

Come la stessa Simona ha raccontato, ma anche il suo innegabile desiderio e bisogno di potersi interfacciare con il prossimo per realizzare un arricchimento reciproco fondato sempre sulla gioia di vivere e sull’ottimismo.

Non c’è odio nelle parole di Simona Atzori per la disabilità che l’ha colpita, la rivalsa rabbiosa e negativa nei confronti di tutto e tutti in lei non trova e non può trovare posto.
Simona al contrario propone un approccio totalmente positivo alla vita, consapevole che sì le tragedie possono capitare e impedirci di splendere anche per lunghi periodi, ma nessun temporale o nessuna nuvola potranno mai essere così forti da impedire al sole di splendere e Simona ha imparato a splendere tramite l’arte, la danza, la pittura, ma soprattutto attraverso il suo modo di essere una donna, una persona e una portatrice di handicap.

 

Libri di Simona Atzori

  • · Cosa ti manca per essere felice?,  Simona Atzori Mondadori, 2011 Link Amazon
  • · Dopo di te, Simona Atzori Mondadori, 2014
  • · La strada nuova: Diventare protagonisti della propria vita, Simona Atzori Giunti, 2018.

 

 

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