Vaccini Covid ai disabili, una battaglia più che un diritto

Quella vissuta nei mesi passati è stata una situazione che definirei contraddittoria a essere gentile, inconcepibile a essere buono, ma, dovendo essere realista, non posso definirla in altro modo che terribile.

Sì perché, dopo dieci mesi di pandemia passati chiusi in casa nel terrore, con l’anno nuovo e l’arrivo dei vaccini si credeva di riuscire finalmente a mettersi alle spalle quel brutto momento in breve tempo. Invece, come nei migliori thriller, la brutta sorpresa era dietro l’angolo.

I primi mesi di questo 2021 si sono trasformati per noi in una vera e propria battaglia per ottenere quello che dovrebbe essere un nostro sacrosanto diritto in quanto categoria fragile: il vaccino.

Vaccini Covid ai disabiliIl cortocircuito amministrativo che c’è tra Governo e Regioni ha fatto sì che il piano vaccinale messo su dal primo fosse poi interpretato a proprio modo dalle seconde (tra l’altro in maniera differente l’una dall’altra), con il conseguente classico scaricabarile delle responsabilità.

Dunque la priorità ai disabili nella fase 1-C, annunciata dal precedente Commissario Straordinario, ci siamo ben presto resi conto essere una chimera.

A questo punto abbiamo dovuto assistere impotenti a tutto e al contrario di tutto; Regioni che vaccinavano avvocati, altre fisici, altre ancora dipendenti al lavoro da remoto e tante altre tipologie di lavoratori talmente assurde che preferisco non citarle, tutte categorie non a rischio che ci siamo visti passare davanti; per non parlare di quelle Regioni che annunciavano l’imminente vaccinazione dei disabili, salvo poi fare marcia indietro e spostare la data in avanti più volte. Stessa situazione per i caregiver.

Vi lascio immaginare quanta frustrazione e rabbia abbia generato in noi tutto ciò, una categoria già duramente provata, sotto il profilo sia fisico sia psicologico, da quasi un anno d’isolamento; senza dimenticarci dei nostri familiari che hanno subito la nostra stessa sorte.

Ovviamente noi non siamo stati a guardare. Sin da subito, anche grazie all’appoggio delle associazioni, abbiamo scritto a tutte le istituzioni: al Commissario, ai Ministri e Assessori regionali competenti, ai presidenti di Regione e, io personalmente, anche al Presidente della Repubblica. Dopodiché, non avendo ottenuto alcun risultato, siamo passati alle petizioni online, purtroppo con lo stesso esito negativo.

A questo punto, arrabbiati più che disperati, ognuno di noi ha messo in campo iniziative personali: post sui social, resoconti settimanali sui blog, interviste a radio e programmi televisivi. Tanti amici ci hanno sostenuto, contribuendo così a portare all’attenzione nazionale la nostra battaglia.

Finalmente, grazie a tutto il clamore mediatico sollevato, unitamente all’arrivo del nuovo Commissario e del Ministro alla Disabilità, all’alba del mese di aprile ci siamo visti riconoscere il diritto a essere vaccinati per noi e per i nostri caregiver.

Ricordando sempre che non ha ancora tutti sono stati vaccinati, è bene sottolineare che, dal punto di vista psicologico, i tre mesi passati sono stati un macigno.

In conclusione, voglio credere che quanto accaduto sia semplicemente figlio della disorganizzazione che talvolta regna in questo Paese, perché in una società civile e moderna non si dovrebbe mai, e sottolineo MAI, permettere che persone fragili già duramente provate sotto il profilo psicofisico subiscano un ulteriore accanimento nei loro confronti come quello che abbiamo dovuto subire noi.

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